| Tentato omicidio, ma niente prigione! |
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Aggressione di Capodanno in Via Motta. Fin troppo chiaro il messaggio che passa con simili sentenze: si pò fare
“di tutto e di più”, tanto non succede nulla.
Il 17enne kosovaro responsabile del brutale pestaggio di Capodanno nella centralissima via Motta a Lugano è stato condannato ad una pena di 360 giorni sospesa condizionalmente. Il filmato del pestaggio si può visionare su www.mattinonline.ch (alla sezione video). Alla faccia della censura che l’ha già rimosso una volta da youtube e che vorrebbe che questo documento venisse nascosto: come se la gente non avesse il diritto di sapere quello che succede sulle nostre strade, grazie ad un giovane non proprio attinente di Corticiasca.
La condanna a 360 giorni sospesi condizionalmente è stata erogata per i reati di tentato omicidio intenzionale, omissione di soccorso e ripetuta contravvenzione alla legge sugli stupefacenti. Va poi ricordato che il “bravo giovane” in questione aveva già partecipato ad un’aggressione avvenuta nel Lambertenghi nel 2008. Si tratta quindi di una persona recidiva.Ora, qui qualcosa stona, e stona di brutto. Non i reati per cui è arrivata la condanna. Correttamente, come da recente sentenza del Tribunale federale – e come si era auspicato pure da queste colonne – l’aggressore è stato riconosciuto colpevole di tentato omicidio intenzionale. Chi colpisce a calci in testa una persona già a terra dunque, secondo la giurisprudenza, lo fa con intenzioni omicide; se la vittima muore è omicidio intenzionale, se no – come fortunatamente avvenuto in questo caso, ma solo per miracolo – è tentato omicidio. Questo è un elemento molto importante e chiarificatore. La sospensione condizionale significa che il colpevole (oltre a quelli, pochi, già scontati in fase d’inchiesta) non si fa un giorno di prigione. Questo è inaccettabile. In questo Cantone un 17enne può commettere un tentato omicidio intenzionale, che non è propriamente come rubare le ciliegie al mercato o truccare lo scooter, più una serie di altri reati minori, ed ottenere ancora la condizionale. Qual è il messaggio che passa? Che si può fare di tutto e di più: tanto non succede niente, la sanzione non arriva. Se per un tentato omicidio intenzionale non si va in prigione, allora figuriamoci per furto, danneggiamento, rissa. Una giustizia di questo genere non è assolutamente deterrente, è proprio il contrario: quasi ad un invito a delinquere, tanto la si fa franca in ogni caso. Al proposito, ricordiamo un caso sul quale avevamo già scritto proprio da queste colonne. Un minorenne (al limite della maggiore età) aveva rubato alla propria madre circa 30mila Fr, in varie puntate. La madre stessa, dopo lunga riflessione, l’aveva denunciato alla magistratura. Si può facilmente immaginare quale lacerazione comporti una scelta di questo genere per un genitore: denunciare il proprio figlio. Ma la madre l’ha fatto sperando in un intervento dissuasivo della giustizia. Morale: il tutto si è concluso con la condanna al pagamento di una multa di poche centinaia di Fr e, ancora una volta, sospesa condizionalmente. Quindi il giovane ladro non la paga. Una sentenza semplicemente ridicola, dal risultato deleterio: il giovane sa che può fare di tutto e di più e passarla liscia. Nel caso dell’aggressione di via Motta la situazione è ancora peggiore perché il reato commesso è infinitamente più grave, cosa che viene anche espressamente riconosciuta, dal momento che si parla di tentato omicidio intenzionale. Ma alla gravità del reato non fa seguito una punizione appropriata; sicché tutto l’esercizio si riduce in una farsa. Col rischio, come detto, di far passare il pericoloso messaggio dell’impunità ad oltranza. In due parole la situazione purtroppo è questa: il 17enne kosovaro commette tentato omicidio intenzionale eppure non va in prigione. Semplicemente una vergogna. |




