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Gli ultimi tempi non sono stati propriamente
positivi per il “quieto vivere” di Lugano.
Nell’ ultima quindicina di giorni, furti con scasso si sono moltiplicati
in Centro, a Breganzona e a Besso in case, commerci ed esercizi
pubblici.
Settimana scorsa nel giro di soli due giorni sono state messe a segno
due rapine, una in una gioielleria l’altra in una coltelleria. Fa specie
il provento di quest’ultimo furto: si parla di 200mila Fr in coltelli…
L’accaduto evidentemente, non fa piacere. Preoccupa in particolare la
tempistica, ossia i due eventi ravvicinati. Potrà essere una semplice
coincidenza, ma potrebbe anche indicare di peggio.
E’ chiaro comunque che i famigerati accordi di Schengen non hanno di
certo aumentato la sicurezza. Ed infatti non è di certo un caso se
giovedì sono stati fermati mentre tentavano di tornarsene in Italia con
la refurtiva gli autori (due italiani ed un macedone) di un furto con
scasso commesso a Roveredo GR.
Commerci “sull’attenti”
Le due rapine in rapida successione una dietro l’altra, ed altri segnali
preoccupanti, hanno fatto alzare la guardia ai commercianti di Lugano.
«Ultimamente il periodo era stato tranquillo – osserva Mario Tamborini,
responsabile della sicurezza dell’associazione via Nassa e della Società
dei Commercianti di Lugano – quindi può darsi che anche tra i
commercianti, si sia abbassata un po’ la guardia. Adesso la guardia è
tornata a rialzarsi e sono già operative maggiori precauzioni per non
lasciarsi sorprendere. Ad esempio cambiare le proprie abitudini per non
diventare preda di malviventi soprattutto nei momenti più delicati, come
le aperture e chiusure dei negozi o le trasferte per effettuare dei
depositi in banca. Bisogna lavorare sulla prevenzione. E sul territorio
ne serve molta. Anche quando si è tranquilli, non bisogna farsi
illusioni sulla nostra realtà. Nel senso che non ci si deve illudere che
la malavita non allunghi i suoi tentacoli anche da noi».
Quanto agli autori delle rapine degli scorsi giorni, «non sembrano
provenire dai paesi dell’Est, ma pare che si tratti di italiani o
comunque residenti in Italia. In ogni caso – precisa Tamborini – da
tempo la malavita italiana non si muove più se non in collaborazione con
quella dell’est europeo».
E anche in questo contesto, va sollevata la questione del movimento
giornaliero di manodopera attraverso la frontiera. Infatti questa, senza
voler gettare la croce addosso a nessuno, potrebbe rivelarsi una fonte,
anche involontaria, di informazioni per i malintenzionati che hanno la
loro base oltreconfine. Al bar, o in un qualsiasi altro luogo pubblico, è
possibile lasciarsi scappare, senza nessuna intenzione di nuocere,
delle confidenze sulle abitudini dei negozianti o sui sistemi di
sicurezza. Parole apparentemente innocenti che non si sa mai da chi
possono essere ascoltate. Queste informazioni sono di primaria
importanza per la criminalità. La quale fa in modo di tenere d’occhio in
modo molto attento le possibili fonti.
Sarà quindi banale ma in fondo la prima misura di prevenzione è proprio
quella essere il meno possibile prevedibili.
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