Lega dei Ticinesi

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Promozione economica, questa sconosciuta? PDF Stampa E-mail
lunedì 08 febbraio 2010

“Promozione economica”: il termine a Palazzo delle Orsoline (dove a volte viene sostituito con un orribile “promovimento”) è da anni diventato un mantra. Bisogna promuovere il nostro Cantone in Svizzera e all’estero, bisogna acquisire nuove aziende, bisogna tornare ad essere concorrenziali, e via elencando. Tutto bello e tutto giusto. Ma, quando si arriva alla trasposizione d’intenti dalla carta alla realtà, cominciano a suonare i campanelli d’allarme.
La sigla DEWS ai più non dirà nulla. Trattasi di acrostico per Development Economic Western Switzerland. Il DEWS è, o piuttosto era, un organismo che riuniva i Cantoni di Vaud, Neuchâtel, Vallese e Giura con l’obiettivo della loro promozione sui mercati internazionali. Ovvero, della “caccia” ai nuovi insediamenti imprenditoriali in arrivo dall’estero. Gli strumenti a disposizione: garanzia del Cantone su prestiti fino ad un terzo del costo del progetto, contributo al pagamento degli interessi, contributi alla creazione dei posti di lavoro. Dal 1° gennaio di quest’anno, il DEWS è sostituito da un nuovo organismo, uno spazio politico-economico denominato “Greater Geneva Bern Area” (per gli amici GGBA), che comprende sei Cantoni: Berna, Ginevra, Vaud, Friborgo, Vallese e Neuchâtel.

Negli scorsi mesi, il DEWS si è lanciato – non sappiamo con quali risultati – nella promozione, ossia nello shopping di aziende, in Italia. Con appositi volantini informativi. In questi stampati, oltre ad assicurare consulenza in italiano e capiprogetto italofoni per gli imprenditori del Belpaese interessati alla Romandia, i quattro del DEWS ricordano didatticamente che: «La Svizzera occidentale confina con l’Italia; gli accessi diretti sono Aosta per Martigny e Domodossola per Briga». Interessante notare come si parli di “Svizzera occidentale” come se si trattasse di una nazione a sé. Eppure, ci sembrava di ricordare che esistesse anche un’altra parte di Svizzera che confina, e anche maggiormente, con l’Italia; e ci sembrava pure di ricordare che si trattasse proprio di quella in cui viviamo noi.

Per dirla senza tanti giri di parole: gli amici romandi tentano di “portare a casa” aziende italiane. E – è evidente – tentano di farlo alla faccia del Ticino; alla faccia nostra. Mors tua vita mea, dicevano gli antichi romani.

Come si inserisce il Ticino in questo discorso promozionale nella Vicina Penisola? Il nostro, è ovvio, è il Cantone che più sconta la vicinanza col Belpaese. E il prezzo è oltremodo salato. Soprattutto in termini occupazionali. Il nostro tasso di disoccupazione cresce a dismisura (5.7% in dicembre 2009, contro il 4.8% del dicembre 2008); di pari passo aumenta il numero dei frontalieri (45mila quelli ufficiali) mentre il numero dei lavoratori distaccati schizza verso l’alto come lo shuttle (12mila notifiche nel 2009, contro le 8/9000 degli anni precedenti). Quindi, noi ci becchiamo l’invasione di manodopera d’Oltreconfine, con tutte le conseguenze del caso, ma gli insediamenti imprenditoriali se li portano a casa altri? Fermo restando che l’efficacia della neonata Greater Geneva Bern Area è ancora tutta da dimostrare, qualche domanda, a sud delle Alpi, dobbiamo pur porcela.
Il Canton Berna, che non è un Cantone industriale, che non confina con l’Italia e che non parla italiano, ha un suo lobbysta a Milano col compito di procacciare mandati per l’economia bernese. E il Ticino?

E’ recente la lieta novella di nuovi treni interregionali per Milano. Ma forse i “treni” che stiamo perdendo sono altri…

Lorenzo Quadri, Deputato in Gran Consiglio
 

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