| E dopo il voto, ecco il "PATTO PER IL TICINO" |
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| domenica 08 febbraio 2009 | |
![]() Il Ticino schiaccia per la quinta volta il voto del NO a quest'Europa Giuliano Bignasca e Pierre Rusconi contro tutti nel dibattito del "dopo-Bilaterali". Mentre gli sconfitti si inerpicavano sugli specchi, il colpo teatrale del decalogo (già pubblicato stamane sul "Mattino della domenica") sotto il quale i presidenti dei due partiti hanno apposto nome e cognome. "Per impegnare il Consiglio di Stato", hanno detto. Ed in assenza di riscontro da parte dell'autorità politica cantonale? "Nessun problema, andremo alla revoca del Governo". Chiamatelo "patto del dopo". Del "dopo-Bilaterali", del "dopo-votazione". Lo hanno firmato alle ore 18.42, in diretta sulla Tsi e sotto lo sguardo angosciato del conduttore di turno in vena di stupide polemiche, Giuliano Bignasca e Pierre Rusconi in nome della Lega dei Ticinesi e dell'Unione democratica di Centro. "Patto del dopo", per far rispettare la volontà espressa da quel 65.8 per cento dei ticinesi che hanno respinto e massacrato gli accordi: un decalogo di priorità sulle quali viene impegnato "in corpore" il Consiglio di Stato. E qualora non vi fosse questa presa d'impegno da parte dell'autorità cantonale? Nessun problema: "Raccoglieremo le firme per la revoca del Governo", parola del Nano. In ordine di entrata, i temi. Primo: confini blindati con 200 agenti al controllo. Secondo: permessi di lavoro contingentati anche per i cittadini dell'Unione europea, e che siano rilasciati solo se non si è trovato un candidato ticinese. Terzo: sulle imposte dei frontalieri alla fonte, rimborso immediato al Ticino, da parte della Confederazione, di 150 milioni di franchi ovvero 30 milioni di franchi per gli ultimi cinque anni, da quando è venuto a cadere il diritto di precedenza dei residenti nelle assunzioni. Terzo-bis, ossia conseguente: revisione altrettanto immediata dell'accordo di tassazione dei frontalieri alla fonte, con abbattimento dei ristorni che penalizzano il Ticino. Quarto: nuova legge sugli appalti pubblici, con lavori assegnati a sole aziende svizzere iscritte da almeno cinque anni ed il cui personale sia formato almeno al 50 per cento da svizzeri o da domiciliati. Quinto: ristorno al Ticino di almeno la metà degli oltre due miliardi di franchi, in dazi ed in tasse doganali, versati a Berna. Quinto-bis, ossia conseguente: avviamento immediato, nel nostro Cantone, di lavori pubblici di competenza federale per il controvalore di almeno un miliardo di franchi (alcuni esempi: circonvallazione Agno-Bioggio, semisvincolo di Bellinzona, collegamento autostradale tra Lugano e Locarno). Fine del primo "round", ed ecco la seconda parte delle tavole della legge. Sesto: raddoppio - come minimo - della tassa sul traffico pesante per gli autocarri con targa straniera, e divieto di transito per i Tir da 40 tonnellate su tutte le strade cantonali, se non a condizioni finanziarie ben precise. Settimo: blindatura del segreto bancario e del segreto fiscale. Ottavo: abbattimento del 30 per cento per quanto riguarda l'Imposta federale diretta, ed imposta sul valore aggiunto ridotta al 4.2 per cento. Nono: nessuna entrata in materia, per quanto riguarda la concessione di permessi di residenza a cittadini provenienti dall'Unione europea, in assenza di una lista completa degli eventuali precedenti penali e di garanzie finanziarie granitiche. Nono-bis, ossia conseguente: introduzione del "numero chiuso" per quel che concerne le naturalizzazioni. Decimo: riduzione ad un massimo del 20 per cento dei riversamenti a Berna per quanto riguarda i proventi dalle attività di gioco nei casinò. |
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