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Libera Circolazione: un chiaro NO agli inciuci! PDF Stampa E-mail
lunedì 29 dicembre 2008
libera circolazione vota no 8 febbraio 2009
8 febbraio 2009: vota NO alla Libera Circolazione con l'Unione Europea

Il grande inciucio per fregare il popolo svizzero in materia di Accordi Bilaterali, di Libera Circolazione e allargamento a Bulgaria e Romania. A sorpresa il fisco non è più un problema per Bruxelles!

Consiglio federale e Commissione UE come fratelli di latte!

La strategia è chiara: il Consiglio federale è andato a Bruxelles a dire a quelli della Commissione europea di non venire a rompere i santissimi sul fisco in questo momento delicato per via dell’avvicinamento al voto sui deleteri Accordi bilaterali. E così la  vertenza fiscale tra Svizzera e Unione Europea sembra essersi di colpo e magicamente placata: in attesa della votazione dell'8 febbraio sulla libera circolazione delle persone, il cosiddetto “quarto incontro ad alto livello del 2008” ha confermato il buon andamento delle relazioni bilaterali e rilanciato l'eventualità di un accordo quadro. Ma cosa è successo nell’ultimo mese? Abbiamo forse perso un paio di puntate della serie dal titolo “Dagli dentro al fisco svizzero”?

Nulla è cambiato da parte della Svizzera: tutto quello che c’era prima è rimasto tale e quale. Eppure, il Buon Kommissario capo UE Barroso ha detto che la Svizzera è sulla buona strada per integrarsi fiscalmente con l’Unione europea. L’imposizione delle imprese?  I privilegi fiscali cantonali accordati a holding e società europee con sede in Svizzera? I privilegi ai cittadini europei con molti soldi che chiedono asilo plitico e fiscale a mamma Elvezia? Non saranno mica problemi?

I toni della controversia si sono talmente smorzati anche nel linguaggio diplomatico che, nelle parole di Barroso, la questione fiscale non è più un «problema», ma semplicemente una «divergenza di opinioni» che con il tempo si potranno appianare senza difficoltà .

Anche le contraddizioni nei termini ormai non fanno più storia: il fatto che da una parte Couchepin si sia detto «pronto a discutere su un'estensione dell'accordo sulla tassazione dei risparmi alle fondazioni o ad altre istituzioni giuridiche che al momento non sono sottomesse alle stesse regole delle persone private”  e che dall’altra lo stesso Couchepin abbia posto come condizione il “rispetto della sovranità fiscale elvetica” è diventata una cosa normale e senza conseguenze.

Anzi, con l’aria che tira di questi tempi, anche l’Unione europea, o meglio, i vari stati dell’Unione europea tenteranno di alleggerire il carico fiscale alle imprese in modo da alleviare la crisi dell’economia. Sta a vedere che invece di essere la Svizzera ad alzare l’asticella fiscale , saranno gli Stati europei (su suggerimento di Bruxelles) che l’abbasseranno. Comunque anche così facendo le due asticelle, come per incanto, si metteranno alla pari, per buona pace di tutti.

Sempre a proposito di “avvicinamento soft ai Bilaterali”, dove è andato intanto a finire quel somaro di ministro delle finanze tedesco che per svariate settimane ha tuonato contro la Svizzera e le sue istituzioni? Non lo si sente omai più: qualcuno deve avergli detto che era ormai diventato il più grande sponsor di tutti coloro che, come noi, sono contro la ratifica degli Accordi bilaterali e l’estensione della libera circolazione delle persone alla Romani e alla Bulgaria. Peccato, ci mancherà, perché ci stava rendeno più facile il cammino verso il rigetto dei Bilaterali.

A tacere, in attesa del voto svizzero,  sono anche quelli dell’OCSE che fino a qualche tempo fa non passava settimana senza che prendessero di mira il segreto bancario svizzero. Da un po’ di tempo non sentiamo più parlare di liste bianche e liste nere e di “segreti” vari. C’è da credere a che anche loro siano stati avvicinati da Berna e a loro sia stata chiesta prudenza fino alla ratifica dei Bilaterali. E poi, anche quelli dell’Ocse sembrano in altre faccende affaccendate. Faccende che hanno nomi che contano ormai più del fisco e del segreto bancario svizzero. Nomi che suonano come recessione, deflazione, disoccupazione, centinaia di miliardi di risparmi andati in fumo, fallimento di imprese e banche, eccetera.

 

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