| Norman Gobbi, Primo Cittadino del Cantone |
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![]() Ai festeggiamenti un migliaio di persone hanno onorato il neo presidente
Celebrazione popolare ma in meraviglioso stile ticinese quella che lunedi sera accolse Norman Gobbi in terra di Quinto, "hangar 6" dell'aerodromo di Ambrì, a degno complemento della giornata inaugurale da primo cittadino del Cantone. Un bel migliaio gli ospiti, tre gli interventi: un rappresentante dell'autorità locale, Marco Borradori in qualità di presidente del Governo, lo stesso Norman Gobbi. Borradori mirò all'essenziale: "Questa è una giornata di festa, ma siamo nelle valli e non ci nascondiamo il fatto che nell'evoluzione del nostro Cantone si presentano disparità economiche rilevanti tra regioni e tra Comuni. Se fossi qui solo nei panni di direttore del Dipartimento territorio, ricorderei altri temi: il ruolo avuto dalla Leventina nello sviluppo delle vie di comunicazione, la necessità di salvaguardare l'ambiente ed il paesaggio, i problemi che riguardano il traffico pesante in transito sulla A2. Come presidente del Consiglio di Stato, guardo invece prima di tutto al "sistema Ticino" nella sua globalità ed all'urgenza di rafforzarne ogni sua parte per dare ossigeno al futuro di tutto il territorio. Ciò significa migliorare la situazione laddove serva e permettere ai centri trainanti di continuare a svolgere il loro ruolo, capitale per il Cantone". rospettive? "A tutti chiedo di collaborare con il Cantone per l'ambizioso obiettivo di avviare un'inversione di tendenza. Occorre che ci si attivi per promuovere lo sviluppo regionale e per consentire alle regioni in difficoltà di contribuire alla competitività cantonale secondo la loro misura. Quando parliamo di "città Ticino", noi crediamo in un progetto che non vogliamo rimanga definizione sterile: pensiamo cioè ad un'unica, ampia città con i suoi quartieri-regione. Da tutti vorremmo uno spirito costruttivo e dinamico; per parte nostra, ossia in quanto Esecutivo cantonale, faremo del nostro meglio per fornire le condizioni-quadro adatte a questa evoluzione, e ciò per tramite di un rigoroso coordinamento delle politiche di comparto". Dunque, la scommessa sui progetti, piccoli o grandi che essi siano. Per parte sua, Gobbi la fece stretta e concisa, tanto che il suo "vero" discorso si declinò poi nel passare tra i tavoli dove polenta e mortadella, polenta e zola e polenta e Piora furono signori e padroni, e tanto di cappello ai cucinieri così come ai coristi Scam e alla Bandella Ritom. Parlò a braccio, il neopresidente del Legislativo, in mezzo alla gente che l'aveva visto nascere e crescere. Non vi era molto da raccontare, allora, né servivano presentazioni. In sintesi estrema: "Gente, da qui vengo, so che si passarono anni non sempre felici, guai a me se mi nascondessi le difficoltà e guai a me se non credessi nel nostro futuro comune e condiviso. Sapete dove sono, sapete dove trovarmi, e se non mi trovate sarà solo perché in quel momento mi starò occupando di una questione che vi riguarda e sulla quale vi ragguaglierò alla prima occasione". Giudizio: spartano, con l'ottimismo di un ateniese. Occasione per quattro chiacchiere con il deputato della Lega, nella vita specialista in comunicazione aziendale con titolo universitario conseguito a Lugano, maggiore dell'Esercito ed una quantità di altre cose. - Onorevole Gobbi, caro Norman, did you want the bycicle? Now, pedalation. "Nel nome del popolo sovrano, amen". - Prendiamola alla larga. Se tutti i Gobbi ticinesi dovessero votarla per solo principio di schieramento familiare, Ella sarebbe consigliere di Stato. "Per quel posto noi siamo in una botte di ferro con Marco Borradori, e non da oggi. È semmai un "unicum", una "prima storica", il fatto che per l'anno di legislatura 2008/2009 ci siano un leghista alla presidenza del Governo ed un leghista alla presidenza del Legislativo, a suggello istituzionale della presenza leghista nel substrato politico del Ticino. Altri hanno spesso tramutato la forza elettorale in atto di arroganza; noi di certo la pensiamo in modo diametralmente opposto, e per quanto mi riguarda posso garantire la determinazione ad operare con umiltà e con rispetto nella funzione di primo cittadino. "Primo cittadino" significa essere il primo cittadino in ordine di importanza? Per carità: semmai vuol dire che sono il primo a mettersi a disposizione di ogni singolo cittadino". - Profilo di famiglia: babbo Mirko, mamma Patrizia, nonni leventinesi da parte di padre e luganesi sull'altro versante, Elena la fidanzata. Denominatore comune, quella valle in cui o nasci (e di essa t'innamori) o arrivi (e fai l'identica cosa). "Per me la Leventina è una "Sierra madre", e pongo l'accento proprio su questa caratteristica, l'essere "madre". Gianfranco Miglio, che fu docente alla "Cattolica" in Milano ed alfiere dei principi federalistici ai primordi di quella che all'epoca era la Lega lombarda, raccontava che gli era sufficiente il guardare una cartina geografica della sua regione (era un comasco con origini lecchesi, Miglio) per scorgervi il profilo di una madre, e la sua preghiera muta. Non sto qui a farla lunga; ma come potrei non amare una terra che il turista "guarda" soltanto, mentre questo è invece luogo "di" contemplazione?". - Beh, in questo senso c'è chi crede che le valli sarebbero da mettersi sotto una campana di vetro. "Sarebbe un errore madornale. Si tratta di capire e di far capire che il Ticino è Ticino in ciascuna delle sue espressioni, e che una singolare volontà (nulla è generato dal caso...) ha permesso di condensare città e campagna e montagna e patrimonio urbano e patrimonio rurale in una manciata di chilometri quadrati. Chiaro, le valli sono sfavorite, abbiamo attraversato anni di autentica depressione economica; ma si combatte giorno dopo giorno, vi sono luoghi in cui è una conquista la creazione di tre o di cinque posti di lavoro, ed io faccio salti di gioia quando mi trovo davanti qualcuno, magari mai visto e mai conosciuto, che mi dice: "Sono un artigiano, so fare il mio mestiere, mi metto in proprio, penso di aprire l'officina o il laboratorio proprio qui". E questo vale per ogni professione, beninteso". - Carattere di Norman Gobbi? "Umano, con pregi e limiti dell'essere persona umana. Commetto errori? E come no; e di sicuro ne commetterò altri. Ma penso anche che a non sbagliare mai è soltanto chi non fa". - Si torna a bomba: primo cittadino del Cantone uguale...
"Rappresentare le istituzioni, rafforzarne l'immagine, fissare le priorità nei lavori del Gran Consiglio, consentire al Legislativo di discutere e di decidere nel rispetto delle regole. E poi, "imporre" la presenza dei membri del Governo ai lavori parlamentari ogni volta che ciò sia non solo necessario, ma opportuno. Mi piace l'idea di un Gran Consiglio in cui il narcisismo venga bandito; insomma, basta con quel parlarsi addosso che produce solo carta ma frutti nessuno, potremmo risparmiare un terzo del tempo soltanto evitando i soliloqui...".
- Legittimo l'aspettarsi un Norman Gobbi che in aula indosserà di fatto l'uniforme dell'Esercito e la maglietta dell'arbitro di hockey? "Lo spirito dev'essere quello che metto quando opero come ufficiale e quando vengo chiamato a dirigere una partita sulle nostre piste: umiltà-rispetto-dialogo-decisioni conseguenti. Credo anche che si possa rompere uno schema, quello dei lavori parlamentari strutturati secondo il Dipartimento: i comparti stagni sono una iattura, questo non è il Senato degli Stati Uniti, ma il Legislativo chiamato a lavorare per ciascun cittadino individualmente. E chi si sottrae a simile responsabilità, peste lo colga". - Metaforicamente parlando. "E perché solo metaforicamente?". |





Norman Gobbi, 31 anni compiuti il 23 marzo, ramo "Vais" per chi voglia distinguere tra i Gobbi incretati alla Leventina dalla notte dei tempi. È stato nominato lunedi 5 maggio 2008 alla presidenza del Gran Consiglio.
