| Dopo i tragici fatti di Locarno. E adesso, tolleranza zero! |
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| lunedì 11 febbraio 2008 | |
![]() Basta buonismo discriminatorio: ora tolleranza zero per gli stranieri violenti! Tolleranza zero. Non può essere diversa la risposta nei confronti della criminalità giovanile ed in particolare di quella d’importazione. Hanno poco da sostenere, i buonisti nostrani, che la provenienza nazionale dei tre criminali che hanno ammazzato di botte senza alcun motivo un coetaneo non c’entra nulla con il crimine commesso, in quanto i tre avevano frequentato le scuole in Ticino. Questo fatto dimostra semmai l’esatto contrario: malgrado avessero frequentato le scuole in Ticino, i tre non si sono integrati in una cultura di non violenza e di rispetto della legge, come dimostra il fatto che tutti e tre avessero precedenti penali. E pure i loro siti internet, opportunamente fatti sparire, parlavano di nazionalismo sì, ma relativo al paese d’origine. Dimostrazione, l’ennesima, che la multiculturalità buonista dell’integrazione per tutti è una bufala. Con questo non vogliamo evidentemente dire che tutte le persone che provengono da una certa area geografica sono dei delinquenti. Sappiamo bene che ci sono uomini e donne di assoluta onestà, ne conosciamo anche personalmente. Ed è stata infatti una di loro, una ragazza, a dirci: «se tenete in Svizzera chi ha commesso un crimine del genere, siete pazzi. Questa gente va chiusa in galera e non nelle prigioni svizzere, ma in quelle del nostro paese, che sono ben altra cosa». E’ però lampante, anche perché statisticamente provato, che ci sono etnie che causano più problemi di altre. Negarlo significa negare l’evidenza. Ci pare inoltre che pretendere da persone che sono state accolte ed aiutate dal nostro paese, con i nostri soldi, un comportamento esemplare, sia il minimo. E chi delinque fa fagotto e se ne va. Se poi ha ottenuto il passaporto rosso a seguito di una naturalizzazione, quelle naturalizzazioni che continuano ad essere troppo facili, gli va levato senza né se né ma. E non si tratta di razzismo. E’ ora di piantarla una volta per tutte di tacciare di razzismo qualsiasi posizione contraria allo scriteriato internazionalismo impostoci dalla $inistra spalleggiata dai partiti storici. Si tratta di realismo. Si interroghi chi per anni, nelle sedi istituzionali, ha sempre negato ad oltranza che ci fossero dei problemi d’immigrazione, di criminalità importata, di incompatibilità culturale, di sfruttamento sfacciato del nostro stato sociale da parte di persone straniere, di naturalizzazioni con conseguente immediata entrata in invalidità per “mal di schiena” o “problemi psichici” del neo cittadino elvetico. Lo ha negato ad oltranza perché ammetterlo non sarebbe stato “politicamente corretto”; infatti, la preoccupazione di uno Stato che combatte la presunta discriminazione razziale inventandosi articoli di codice penale ma chiude gli occhi davanti alla criminalità straniera non poteva essere altra. Lo ha negato ad oltranza malgrado la realtà – ben diversa - fosse sotto gli occhi di tutti. Il cittadino ticinese medio, presso il quale lo Stato si fa sentire solo per battere cassa ma quando si tratta di concedere un aiuto apriti cielo, si è sentito tradito. E adesso reagisce. Il problema non è di intolleranza. Il problema è opposto. E’ che si è tollerata, scusata, giustificata qualsiasi cosa. In Assia (Germania) un giovane delinquente straniero è stato mandato in Siberia a 30 gradi sotto zero. In Ticino è già tanto se passa una notte in cella. Che immagine abbiamo all’estero se l’unico ministro che si era opposto al principio della “Svizzera paese del Bengodi per i malitenzionati di tutto il mondo”, ossia Christoph Blocher, è stato sbattuto fuori dal governo con un golpe parlamentare, alla faccia della volontà dei cittadini che gli avevano fatto stravincere le elezioni federali? Che immagine abbiamo se ci chiedono – e seriamente, mica per scherzo - asilo dalla vicina Penisola per sfuggire alla monnezza napoletana? Forse che in Italia non ci sono regioni immuni dalla monnezza? La risposta può essere una sola: passiamo, a livello internazionale, per i fessi pronti a farsi sfruttare da tutti. Non sta scritto da nessuna parte che la Svizzera debba a tutti i costi avere la fama di paese “accogliente”. Anzi, cominciamo a farci la reputazione di paese “un po’ meno accogliente”, e avremo solo da guadagnarci. LDT |
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