Lega dei Ticinesi

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Aldi, Lidl & Co: Colonialisti, Achtung PDF Stampa E-mail
La grande distribuzione germanica sbarca in Ticino: con quali intenzioni? Come annunciato la grande distribuzione germanica a prezzo stracciato si prepara a colonizzare anche il Ticino.

E’ di pochi giorni fa la notizia che Aldi costruirà un centro vendita anche a Morbio Inferiore, peraltro in un sito dove probabilmente esiste la più alta concentrazione di supermercati del sistema solare.

I prezzi bassi sono sicuramente una bella cosa; ma, in questi superdiscout, non manca il rovescio della medaglia. Per l’esattezza, parecchi rovesci.

Guardiamo per una volta Oltreatlantico. Alla catena statunitense Wal-Mart, che dispone di oltre 3700 punti vendita negli USA e di 1500 nel resto del mondo, viene rimproverato di sfruttare i dipendenti e di danneggiare l’economia di intere regioni dove sono insediati i suoi punti vendita. Allo scopo di confutare queste tesi, Wal-Mart ha commissionato degli studi, da cui sono però emersi responsi indesiderati. Secondo Robert Neumark del Public Policy Institute californiano, ad esempio, i salari arretrano del 5% dove Wal-Mart apre i suoi centri.

Aldi e Lidl non saranno Wal-Mart ma non sono nemmeno molto diversi.

La sinistra, come nel caso di Morbio, ha sollevato il problema del carico ambientale legato all’apertura di nuovi punti vendita. Ma di problemi ce ne sono ben altri. In particolare, come osservano i sindacati, che i vari Lidl e Aldi puntano al massimo profitto, da realizzarsi non solo tramite assortimento ridotto di articoli in vendita e capannoni spartani, ma anche con lo sfruttamento ad oltranza del personale.

«Queste catene di vendita – denuncia Nando Ceruso del sindacato OCST – puntano al massimo sfruttamento del personale, ed anche alla sua massima dequalificazione. I dipendenti della vendita vengono utilizzati anche come scaricatori, donne delle pulizie, eccetera; di fatto trasformati in sguatteri. Il comportamento di Aldi e consimili verrà attentamente monitorato: se questa grande distribuzione, come c’è motivo di credere, si presenta in Ticino con mentalità colonialista, pensando di sfruttare in tutto e per tutto i vantaggi che il nostro Cantone le offre (sicurezza, clientela in arrivo anche dall’Italia, ecc) senza però lasciare nulla sul territorio, nemmeno in termini di stipendi, ebbene, si aspetti, almeno da parte nostra, delle azioni sindacali forti».

Saturazione?

Un altro problema è quello relativo ai fornitori. Non ci si illuda che gli squali della distribuzione tedesca compreranno uno spillo dai produttori ticinesi. Faranno invece arrivare tutto dall’UE o anche da più lontano, costringendo la concorrenza ad abbassare anche lei i prezzi facendo tirare ulteriormente la cinghia ai fornitori indigeni.

Né si può dimenticare che questi nuovi attori della grande distribuzione si inseriscono in un mercato che è di fatto sovraccarico. Essi costituiscono quindi una nuova concorrenza per la grande distribuzione già presente in Ticino. Una concorrenza con cui qualcuno potrebbe anche farsi male. Eppure i grandi magazzini “indigeni” hanno fatto a gara nel rilasciare dichiarazioni rassicuranti: non temiamo i tedeschi, il loro assortimento merci è limitato a pochi prodotti mentre il cliente vuole un’offerta più vasta, il servizio di Lidl e Aldi è inesistente e quindi non risponde alle esigenze dell’acquirente ticinese, e così via. La Lega e questo giornale hanno invece sostenuto che il rischio di sovraccaricare un mercato già saturo c’è eccome. Concorda Saverio Lurati (UNIA): “Già adesso in Ticino abbiamo il doppio delle superfici di vendita che sarebbero necessarie. Finché il cambio euro/franco ci sarà favorevole, vi saranno clienti a sufficienza. Ma, se le cose dovessero cambiare, ci saranno dei punti  vendita che rischiano di trasformarsi in cattedrali nel deserto. Il Cantone, a livello di pianificazione, dovrebbe tenere conto di questi rischi”.

E’ bene ricordare che la Lega dei Ticinesi aveva chiesto al Consiglio di Stato di riflettere approfonditamente su questi problemi, valutando anche l’ipotesi di introdurre una moratoria sulle licenze edilizie per i grandi centri commerciali. La risposta è stata un secco Njet, e anzi il governo ha urlato allo scandalo per il suggerimento “illiberale”. Vedremo chi aveva ragione.

Morbio

Intanto a Morbio, come indicato in apertura d’articolo, c’è chi a sinistra protesta tramite interpellanze per l’impatto ambientale di Aldi.

«L’interpellanza è intempestiva – commenta il municipale Luciano Canal -, la domanda di costruzione per la nuova superficie di vendita è stata pubblicata lo scorso anno: le proteste andavano semmai presentate allora, adesso è tardi».  E’ certo che l’aumento di traffico comunque ci sarà, soprattutto se si pensa che il punto vendita di Aldi è stato pensato «soprattutto per la clientela italiana». A questo si aggiunge che il Consiglio di Stato, in fase di rilascio della licenza edilizia, ha tagliato il numero dei parcheggi previsti: «c’è quindi da chiedersi – conclude il municipale – dove metteranno la macchina i clienti».

Insomma, come dicevano i nostri vecchi: «l’è mia üga».

Lorenzo Quadri



 
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